Pianto liberatorio: perché fa bene?

Già nell’antichità si riteneva che le lacrime avessero un potere “purificatore”, e ancora oggi è comunemente condivisa l’idea che il pianto possa aiutare a sfogarsi e a stare meglio. Ma cosa sostengono le ricerche scientifiche in merito? In questo articolo proveremo a far luce sui benefici del pianto, capiremo se può avere realmente un effetto liberatorio e vedremo quali sono, secondo la scienza, le sue principali funzioni.

PERCHÉ SI PIANGE?
Il pianto fa parte di noi sin da neonati: rappresenta la forma di comunicazione usata dal bambino per esprimere i suoi bisogni, e continua ad accompagnarci durante la crescita e l’età adulta. Diventando grandi, in genere, il pianto subentra quando si vivono emozioni intense come tristezza e rabbia oppure, al contrario, felicità e sorpresa.
Diversi studiosi hanno cercato di comprendere a cosa serva effettivamente questa reazione e se ci siano prove che dimostrano il suo effetto calmante e liberatorio. Prima di sapere di più sulle ricerche condotte, però, può essere utile distinguere le cosiddette “lacrime emotive” dagli altri tipi di lacrime.

I tipi di lacrime: basali, riflesse, emotive
Secondo i ricercatori le lacrime possono distinguersi in:
•basali: sono quelle che permettono di mantenere l’occhio costantemente lubrificato;
•riflesse: vengono prodotte quando serve pulire gli occhi da sostanze o elementi irritanti, ad esempio polvere, vento, fumo (o quando peliamo le cipolle);
•emotive: sono quelle in risposta a forti emozioni che causano il pianto.
Distinguere le varie tipologie di lacrime è interessante anche perché, secondo le ricerche, quelle emotive conterrebbero sostanze differenti rispetto alle altre, come ormoni dello stress.
Mano a mano che si cresce, sono tante le circostanze che possono innescare un pianto emotivo. Può accadere per un dolore fisico, una separazione, un lutto, un momento di sconforto o delusione, ma si può piangere anche di felicità, euforia e commozione, ad esempio alla nascita di un figlio, durante un matrimonio o quando si raggiunge un importante traguardo personale.

Allo stesso tempo non tutti hanno la stessa predisposizione al pianto. Secondo gli studi, ad esempio, le donne piangono più spesso degli uomini. Stando alle ipotesi questo sarebbe dovuto non solo a possibili fattori ormonali, ma anche al fatto che il pianto viene spesso visto (erroneamente) come un sintomo di “debolezza”, che molti uomini tendono a reprimere sin da piccoli.

Quali sono i benefici del pianto? Ha davvero un effetto liberatorio?
Se è chiaro a tutti che il pianto è causato da determinate emozioni, non è altrettanto chiaro il motivo per cui ciò avvenga: perché il nostro organismo innesca questa risposta? Quali sono i suoi benefici? Attualmente le ricerche in merito non sono pienamente concordi e giungono a risultati discrepanti.
Gli studi condotti si sono focalizzati sia sulle funzioni “intra-personali” del pianto – quindi le conseguenze sulla persona stessa – sia sulle funzioni “interpersonali”, dunque gli effetti sugli altri individui. È proprio in quest’ultima direzione che sarebbero emersi, finora, i risultati più convincenti: dalle ricerche, infatti, sembra che il pianto rappresenti una forma di comunicazione non verbale che sollecita il conforto e il sostegno sociale.
Per quanto riguarda l’impatto diretto sulla persona – quindi in merito agli effetti auto calmanti del pianto e di miglioramento dell’umore – le evidenze sembrano invece più contrastanti.
In generale, comunque, il pensiero psicologico odierno concorda sul fatto che piangere possa portare giovamento alla salute, essere liberatorio e contribuire a eliminare lo stress e il dolore emotivo. Questo se avviene nel giusto contesto, quindi in un ambiente in cui ci sentiamo sicuri e con persone fidate come il partner o gli amici intimi. Riassumiamo quindi quelli che, secondo gli esperti, sono i principali possibili benefici emersi dagli studi:
•Diminuzione dello stress: piangere attiverebbe il sistema parasimpatico favorendo la calma e il rilassamento.
•Riduzione del dolore: stando all’ipotesi per cui lo stato mentale può influire sulla percezione del dolore, il pianto rilascerebbe endorfine contribuendo ad alleviare il malessere fisico ed emotivo.
•Miglioramento delle relazioni: quest’ultimo punto si collega agli effetti interpersonali del pianto. Da adulti piangere in un contesto appropriato può aiutarci a connetterci con le altre persone. A questo proposito, alcuni studi sostengono che il pianto abbia avuto una funzione importante nell’evoluzione umana, favorendo i legami all’interno della comunità.
A queste si aggiungono ulteriori ipotesi, ad esempio la teoria secondo cui le lacrime emotive avrebbero un ruolo “detossificante”, aiutando l’organismo a eliminare ormoni dello stress e altre tossine.

PIANTO LIBERATORIO: QUANDO PUÒ ESSERE UTILE RIVOLGERSI A UNO SPECIALISTA
Come abbiamo visto, dunque, ci sono ancora tante cose da scoprire sul pianto e il suo ruolo sul nostro benessere e la salute mentale. Tuttavia la maggior parte degli psicologi sembra concorde sul fatto che possa aiutarci a stare meglio. Sebbene si tratti di qualcosa di naturale, potrebbero però esserci persone che, pur volendolo, non riescono a manifestare ciò che sentono attraverso il pianto; oppure, al contrario, che piangono molto spesso e senza un motivo apparente, tanto da interferire con le proprie attività quotidiane. In tutti questi casi può essere opportuno parlarne con uno specialista per conoscere le cause del problema e affrontare la situazione nel modo migliore, ritrovando la serenità.
Prestare attenzione alla propria salute mentale è fondamentale perché il nostro benessere deriva non solo dalla salute fisica, ma anche da quella psicologica. Conoscere le strategie da adottare per stare meglio anche da questo punto di vista permette quindi di raggiungere un maggiore equilibrio, che poi si riflette in tutti gli ambiti della vita.